Cani in appoggio all’èquipe medica

Che cos’è la “Pet Therapy”

Forse gli altri come me si sono chiesti, sollecitati da quella sana curiosità, che è poi il desiderio di saper qualcosa di nuovo, che cos’è la “Pet Therapy”; allo scopo mi sono rivolto ad una esperta che da una vita si dedica alla ricerca e alla sperimentazione della terapia con gli animali, in particolare dei cani, Maria Grazia Lori, responsabile del Centro addestramento cani “Nara e Agor” in via Biscie, San Martino Sinzano. La Pet Therapy è una definizione anglosassone per indicare le attività e le terapie che prevedono l’impiego di animali in due diverse applicazioni: una è la “Animal assisted activities”, cioè le attività condotte col supporto di animali e l’altra è la “Animal assisted therapy”, cioè la terapia effettuata con l’ausilio di animali. La prima applicazione, cioè l’attività con il supporto di animali, è costituita da interventi di tipo educativo, ricreativo e terapeutico con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. Gli interventi vengono effettuati da professionisti e volontari specificamente formati con animali rispondenti a determinati requisiti; in particolare i cani sono coinvolti per la visita a persone degenti in strutture di vario tipo, come ospizi, reparti di lunga degenza anche pediatrici. Tali visite tendono a favorire l’aggregazione e non sono legate a vere e proprie terapie subordinate a condizioni mediche. L’altra applicazione, cioè la terapia effettuata con l’ausilio di animali, è un intervento con obiettivi di salute specifici determinati, in cui l’animale rispondente a requisiti prestabiliti, è parte integrante del trattamento. Tale compito è riservato ad un professionista, con esperienza specifica nel tempo. La terapia ha come obiettivo di favorire il miglioramento delle funzioni fisiche, sociali, emotive e viene effettuata in gruppi o individualmente. I due tipi di intervento – sottolinea Maria Grazia Lori – hanno una precisa destinazione: per quanto riguarda le attività assistite da animali, esse sono indicate nelle situazioni in cui è necessario dare solliev??o alla permanenza di una persona sia giovane che anziana in una struttura dove si trova ospite. Esistono gruppi di volontari che offrono attività ricreativa agli anziani di una casa di riposo portando i propri animali nella struttura e così dicasi dove sono ricoverati i bambini per lunghe degenze. Le terapie assistite dagli animali offrono vaste possibilità di impiego: un esempio è quello delle attività di recupero di adulti con disabilità comportamentali e di sviluppo, condotte da uno psicoterapeuta che utilizza, al fine di migliorare le capacità di comunicazione e di relazione sociale dei pazienti, due cani di Maria Grazia Lori. Tra gli obiettivi di applicazione di questa specifica e qualificata “Pet Therapy”, ci sono quelli fisici, come il muoversi con maggior destrezza su di una sedia a rotelle, ecc… e poi quelli di salute mentale(aumentare le interazioni verbali tra gruppi ed individui, migliorare la capacità di attenzione, di apprendimento, incrementare la fiducia, la sicurezza in se stessi, ridurre l’ansia e il senso di solitudine ecc…). Inoltre gli obiettivi educativi(arricchire il proprio vocabolario, recuperare la memoria a breve e lungo termine, ecc…) ed infine obiettivi motivazionali(stimolare la volontà per coinvolgersi in attività di gruppo, migliorare le interazioni con altri elementi del gruppo e col personale della struttura di accoglienza). A Maria Grazia Lori, preme sottolineare come occorra nell’esercizio dei questa attività “un’adeguata e specifica preparazione” per poter condurre con “serietà e sicurezza la terapia adeguata”. Si tratta di doverose raccomandazioni affinché la materia sia trattata nel modo adeguato e da personale esperto. Anche in questo caso, è molto forte il rischio di operatori che si improvvisano “specialisti”, avendo solo qualche approfondimento teorico o qualche sporadica applicazione, condotta alle volte senza alcun rigore scientifico. Con tali premesse e alla luce dei risultati ottenuti, è auspicabile che anche in Italia e in primo luogo nella nostra provi??ncia, i cani “appositamente educati e preparati”, possano avere accesso agli ospedali, agli istituti di cura, alle case di riposo in appoggio e in aiuto all’èquipe medico-ospedaliera. Perché non provare? Se lo chiede anche Maria Grazia Lori che, oltre alla sua invidiabile esperienza, già dispone di un ampio bagaglio di nozioni tecnico-scientifiche per la scelta e la preparazione di soggetti per tale specifica attività. Anche in questo campo la storia è maestra di vita, infatti alcuni sporadici trattamenti terapeutici di questo genere si riscontrano già nell’anno mille di una terapia vera e propria con gli animali, si parla nella seconda metà del ‘700 in Gran Bretagna e di nuovo nel secolo seguente in Germania. Agli inizi di questo secolo in Francia e negli Usa, essi occupano il ruolo di sostegno per coloro che soffrono di sindromi ansiose e depressive. Negli Stati Uniti i cani già allora entravano negli ospedali e vent’anni dopo, in Norvegia fu eretto un centro per ciechi, tuttora attivo, in cui gli animali, cani e cavalli, vengono adibiti a tale servizio.

Enrico Dall’Olio